00 · Profilo
Chi sono
Sviluppatore full stack, classe 1985. Di giorno API, C# e app Android; per conto mio sistemi operativi che stanno in una mano, giochi, una radio.
Ho cominciato con un Commodore 64, facendo videogiochi in BASIC. Poi programmi in Visual Basic su Windows 3.11 e 95, lettori MP3 su Windows 98, i primi siti con XP. Non è nostalgia. È che ogni volta la macchina era il limite, e lavorare contro un limite è l’unica cosa che ho continuato a fare.
Oggi sono senior software developer in Codermine, a Brescia.
Il lavoro
Full stack: disegno l’API e scrivo il client che la consuma. È il motivo per cui faccio questo mestiere e non un pezzo solo di questo mestiere.
Back end. C# e ASP.NET, PHP con Laravel. API REST sopra a entrambi: contratti espliciti, versioni, autenticazione, e la regola che il client non deve sapere com’è fatta la tabella sotto.
Front end. JavaScript e Node.js, HTML, CSS, Bootstrap.
App Android, scritte con Xamarin, che parlano con le stesse API.
Dati. SQL su MySQL, Microsoft SQL Server e Oracle. Python quando serve uno strumento invece di un’applicazione.
Strumenti e sistemi. JetBrains, cioè PhpStorm e PyCharm, e Visual Studio. Git, con Bitbucket, GitLab e Sourcetree, e i rilasci automatizzati. CMS come Joomla e Drupal, LMS come Moodle. Domini Windows Server e Active Directory. Debian e Windows, e anche macOS quando serve.
Poi c’è quello che si accumula lavorando per anni con chi deve formare le persone: e-commerce costruiti da zero, gestionali, piattaforme di formazione a distanza con pacchetti SCORM e Moodle, gli applicativi per la FAD e i crediti ECM in sanità. Non è la parte che mi definisce, ma è roba che so fare e che non si improvvisa.
Nei progetti miei si aggiungono C e C++23, che è quello che si usa quando il bersaglio è un microcontrollore e non c’è spazio per altro.
Il punto non sono i linguaggi. Un linguaggio si impara in due settimane. Quello che si porta da un progetto all’altro è il modo di decidere: dove mettere lo stato, cosa rendere impossibile invece che sconsigliato, quale test scrivere per primo. Il resto è sintassi.
Il filo
Guardando le cose che ho fatto fuori dall’orario, il filo si vede meglio di quanto lo vedessi mentre le facevo: mi interessano le macchine che fanno molto più di quanto dovrebbero.
Un sistema operativo completo su 512 kilobyte di RAM, con un assistente che risponde senza rete. Un wargame in Python con AI, multiplayer autoritativo e millequattrocento test. Una radio che va in onda ventiquattr’ore condotta da un DJ che non esiste. E questo stesso sito, che sta su una macchina da mezzo giga di RAM insieme al lobby multiplayer di ExaWar, e per questo non esegue niente: le pagine si costruiscono altrove e il server legge file.
Non è minimalismo per estetica. Un vincolo stretto è l’unica specifica che non mente.
Fuori dallo schermo
Sono appassionato di retrogaming: costruisco e programmo cabinati arcade e flipper digitali. Quelli veri, con il monitor a tubo e i pulsanti che fanno rumore.
Colleziono videogiochi e vinili.
E faccio musica techno: esce sotto il nome Indecenti, firma la colonna sonora di ExaWar e gira nella rotazione di Radio Index.
Come mi si scrive
Per email, a niki070585@gmail.com. Il codice pubblico sta su GitHub, il percorso professionale su LinkedIn.